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domenica, 06 novembre 2005
 

A VOLTE RITORNANO

Ciao ragazzi! Come va il mondo? Per noi in senso antiorario, grazie. E' autunno: l'aria è sempre più fresca, le foglie degli alberi iniziano a cadere e nelle librerie c'è il nuovo libro di Bruno Vespa. Aggiorniamo il blog con questo post, poichè Gunter ci ha scritto (tramite la nostra amabile corrispondente dalla Germania Jessika Schmitt) chiedendoci di pubblicare la sua replica all'articolo apparso sulla Stampa titolato «I compagni mi sfottevano, ero furioso sorridevo al fotografo e pensavo parolacce»; è una replica sdegnata, rivolta contro un certo giornalismo di stampo cattocomunista che trova ragione di sè solo nelle calunnie e che dipinge Gunter come un bambino scostumato cui addirittura non piace il cioccolato! Nella parte finale del comunicato, inoltre, Gunter afferma di aver tentato in mille modi di convincere Bush a non intervenire militarmente in Iraq, ma invano.

 

Ho ancora qui fra le mani il piccione viaggiatore inviatomi dal nostro idolo e, prima di rimuovere il ricordino che ha lasciato sulla tastiera, mi appresto con grande orgoglio a trascrivere il messaggio di Gunter, tradotto impeccabilmente in italiano maccheronico da Satomi dei Beehive.

Parlando seriamente, il comunicato è vero e ci è stato mandato da Gunther. Come al solito ci abbiamo ricamato sopra, ma quanto scritto è veramente Parola di Euringer. Sempre sia lodato. 
 

La mia posizione riguardante l'argomento "odio verso il cioccolato"

 
Con costernazione ho appreso che sarei uno che odia il cioccolato e che ho avuto dei brutti pensieri durante lo scatto della
foto che per decenni era l'immagine sulle tavolette del cioccolato Kinder.

Questa interpretazione non corrisponde al vero.

La storia con le parole era solo un piccolo, delizioso aneddoto che ho riportato nel mio libro, così di passaggio. Bisogna immaginarsi un bambino di dieci anni, che posa per ore davanti ad un fotografo. Da questa fatica escono alcune parole senza senso, che oggi farebbero solo sorridere.L'immagine sulla tavoletta di cioccolato, ormai diventato culto in Italia, era comunque stata scattata un altro giorno e senza "brutte" parole.

Per quanto riguarda il mio rapporto con il cioccolato e dolcetti, non hanno una grande importanza per me e la mia famiglia. Io personalmente mangio volentieri cioccolato, anche se non esageratamente tanto. Penso che per questo non mi possa rimproverare nessuno.

Sono stato per trent'anni la faccia sul cioccolato Kinder. Per questo mi sento molto onorato. Anche perchè ho avuto molti commenti benevoli che mi hanno assicurato che in Italia rivolevano la mia faccia da bambino sulla tavoletta Kinder. Questo mi onora veramente tanto.

Ho una meravigliosa famiglia. Amo molto la mia professione e posso sperare in un futuro bello. Ho scritto il mio libro per conservare una storia per me e la mia famiglia. Una storia che valeva la pena di raccontare. In nessun caso dovrebbe essere capovolta o riportare qualcosa di non vero.

"Monaco non è la città più al sud della Germania, ma la città più a nord dell'Italia". Questo è un detto da noi. Forse un pò esagerato. In questo modo potete capire perchè l'Italia mi ha sempre attirato durante tutta la mia vita e perchè amo tanto questo paese.

 

Tanti saluti all'Italia.

Günter Euringer

*in una nota a piè di pagina, Gunter si raccomanda con i lettori di stampare una copia del suo messaggio e, in caso di naufragio, di inserirla in una bottiglia di vetro e getterla in mare.


Beh, che dire..sono parole molto forti, ma che noi abbiamo il coraggio di pubblicare per farci belli agli occhi dei nostri genitori. A questo punto abbiamo intenzione di proporre un'intervista a Gunter, quindi vi consiglio di andare su http://bambinokinder.splinder.com/subscribe : in caso di aggiornamento verrete avvisati via mail!

 

il vostro affezionatissimo,
Adrien Vaindoit

 

Gunter Euringer è rock, la Ferrero è lenta.

Postato da: gnorri a 16:15 | link | commenti (85) |

giovedì, 20 ottobre 2005
 

NOI NON SIAMO I ROLLING STONES

Quando leggerete queste righe noi non ci saremo più. La nostra missione è finita. Ci basta essere diventati più famosi di Cristo. Potremmo continuare ad intrattenervi all'infinito con temi sempre nuovi, ma non ora, non qui. La sexy avventura di Bambinokinder.splinder.com è giunta al suo periodo refrattario, dopo dei preliminari entusiasmanti, un accoppiamento selvaggio con il pubblico e un orgasmo esplosivo di visite da ogni dove. Sapevamo fin dall'inizio che non sarebbe durata a lungo. Forse è vero che l'amore eterno dura un mese, come diceva Mino Reitano (o Confucio, non ricordo bene). Ma noi vogliamo che il nostro pubblico abbia di noi il più fulgido dei ricordi. Vogliamo essere rimembrati come dei combattenti coraggiosi, capaci di ritirarsi dalle scene un attimo prima che subentri la noia.

Abbandoniamo anche per evitare, un domani, di ritrovarci in overdose su un pavimento, circondati da transessuali cinquantenni. Ci fermiamo come avrebbero dovuto fermarsi i Doors dopo Strange Days, come i Simpson dopo l'ottava serie, come Marco Bellavia prima di andare a Forum. Ci accontentiamo di aver intaccato almeno un pò il fatturato della Ferrero con la nostra opera di boicottaggio, di essere apparsi in tv e su alcuni dei maggiori quotidiani nazionali, in radio e su mezza Internet, nonchè nelle fantasie erotiche più inconfessabili delle tante fanciulle che hanno avuto modo di conoscerci.


Ringraziamo tutti quelli che ci hanno visitato e linkato, i giornalisti che hanno scritto di noi sbagliando i nostri nomi, i firmatari della petizione, i nostri combattenti più valorosi, dall'infaticabile Belial (che ha aperto anche un forum sul bambino kinder) ai fedelissimi Shazarak e Zosimos, Pingu, Suq e Moccolo, la nostra collega tedesca Jessica e le sue informazioni preziosissime, lo chef Tony per il suo impareggiabile set di coltelli, Thomas Ohrner per la sua utopia e, naturalmente, Gunther Euringer per la sua camicia.
La nostra lotta continuerà grazie a tutti voi. I richiami a Mauro Repetto, Uan, Four e Five sono un monito volto a non far dimenticare anche altri idoli imprescindibili. Custoditene il culto.


Cosa faremo ora?
Forse spariremo nel nulla, forse ci riuniremo fra 10 anni al Live 8, forse apriremo un nuovo blog in cui raccontiamo per filo e per segno i nostri sogni osè, o forse torneremo con nuove avventure scoppiettanti come questa, e, se ciò accadrà, non ci sarà bisogno di avvertirvi, perchè la voce si espanderà sicuramente in ogni dove come nel caso di questo blog. Come lo sappiamo? Beh, noi veniamo dal futuro. Non lo sapevate? Beh, è così. Se non potessimo viaggiare nel tempo non potremmo sapere che l'assassino di Cogne in realtà è l'avvocato Taormina e non saremmo in possesso di foto di Maria De Filippi quando era ancora maschio. Ah, e John Fitzgerald Kennedy fu ucciso dal papa.

Tode, dopo anni di successi sulle passerelle di tutti gli atelier del mondo, a una certa età cadrà in depressione e si sottoporrà a innumerevoli lifting deturpanti, tentando di seguire pedissequamente i passaggi dell'evoluzione di Gunter Euringer nell'acconciatura e nelle espressioni facciali, ottenendo come risultato una perpetua paresi. 

Adrien Vaindoit dopo tre giorni dalla chiusura del blog farà ritorno nella natìa Betlemme portando a tutti la buona novella: "I tarzanelli sono come dei piccoli Tarzan che usano i peli del culo come liane".

Cetra svilupperà le sue doti di inguaribile playboy e, tra una serata al Billionaire e un party da Giorgio Mastrota, finirà invischiato in uno scandalo sessuale assieme a Dolce, Gabbana e Winnie Pooh, che dichiarerà: "Ooohhhh, rabbia!"

BodyKnight farà la stagista alla Casa Bianca assicurandosi un posto di rilievo sotto le più importanti scrivanie di tutto il mondo. Sarà best-seller il suo saggio "Dislessici di tutto il mondo, UTINEVI!"


Ma ora dobbiamo andare, la nostra Delorean ci aspetta...potete sempre contattarci per insulti via mail su bambinokinder@email.it , adrianoven@hotmail.com o altri indirizzi che inseriremo, oppure su irc nel canale #vergate_sul_membro (server azzurra).

Per chi fosse interessato, sabato 22 Adrien Vaindoit sarà probabilmente all'Eurochocolate a Perugia e rilascerà interviste e autografi... 

HASTA LA BARRETTA, SIEMPRE!

 


 

LA CADUTA DEL MURO

 

 

É durata qualche settimana questa mi avventura nella storia del Bambino della Kinder. E se è vero che la storia non è fatta per insegnare alcunché, è altrettanto vero che da tutta questa faccenda qualche cosa ho comunque imparato. Sartre se la riderebbe di gusto a sentirmi parlare di umanesimo, ma non posso non dare ascolto alle sensazioni che ho provato mentre rivivevo il passato di Gunther; alla fine di questo percorso, ho chiaro di esserne uscito con un po’ più di stima e rispetto per gli esseri umani, li ho rivalutati; mi ha colpito Gunther, che non ha prostituito la sua storia, e che conserva immacolata l’immagine di quel volto, anche ora che non è più anonimo; e in un presente in cui niente ha più un valore, mi ha un po’ commosso scoprire come la vita e le circostanze abbiano costretto una persona a misurarsi ogni giorno con una semplice fotografia, scattata da bambino - a riflettere sul chi si è veramente e a misurarsi con il mondo. Allo stesso modo mi ha stupito la gente comune, ho capito che la quotidianità ha un valore, che non si possono giudicare o dissacrare le piccole cose - che compongono il puzzle della nostra esistenza - con troppa leggerezza. Ho capito che nelle nostre teste vive ancora un universo immaginario, fatto di simboli, di ricordi ed emozioni del passato, rivissute senza soluzione di continuità, magari senza accorgercene a pieno, che però resistono; un universo di significati, dove le cose non contano tanto per quello che sono in se, ma per quello che rappresentano per noi; e mi ha affascinato scoprire come intere generazioni siano state in grado di condividere una di queste rappresentazioni per così tanti anni.


Ricordi che sedimentino profondamente nella memoria di tanta gente non sono numerosi, l’immagine del Bambino della Kinder ce l’ha fatta. Chissà poi come mai - forse per il semplice successo commerciale di quel cioccolato, ma forse scambiamo causa ed effetto…o forse per qualche particolare che mai capiremo. Certo è che l’aver cambiato quel volto è un fatto epocale, le nuove generazioni non lo vedranno mai o se lo riconosceranno lo interpreteranno immancabilmente come qualche cosa che è sempre appartenuto al passato, qualche cosa di lontano; avranno con noi, e tra di loro, qualche cosa in meno che ci accomuna, di sicuro ci saranno altri simboli che ci avvicineranno, altri ricordi di cui parlare, forse migliori, forse peggiori, ma comunque diversi.


Come sarà ricordato dalla storia questo cambiamento? Rimarranno i nomi e rimarrà la cronologia di quando il volto cambiò, quello certo; ma come verranno registrate le passioni, le tensioni con cui il cambiamento è stato vissuto? Qualcuno si ricorderà il sentimento chiaro e distinto con cui noi avvertimmo lo scorrere del tempo, la fine di un’epoca, il “prima” dal “dopo”?


Chi vivrà vedrà; a noi rimane l’onore di aver vissuto il passato e l’orgoglio d’averlo difeso. La certezza d’essere riusciti, così facendo, a cambiare in meglio un po’ del futuro non ci abbandonerà mai.

 

 

BodyKnight

 

 

Postato da: gnorri a 19:19 | link | commenti (71) |

lunedì, 17 ottobre 2005
 

"Rapiti" Uan, Four e Five

Gli storici pupazzi rubati a Milano

 

Furto o rapimento non si sa. L'unica cosa certa è che gli obietti dei ladri che si sono intrufolati nella seda della Scuola di Arte Drammatica "Paolo Grassi" di via Salasco a Milano erano proprio le tre storiche mascotte delle reti Mediaset: Uan, Four e Five, per anni protagonisti di Bim, Bum, Bam, il programma per bambini condotto da Paolo Bonolis. Five era doppiato da Marco Columbro.

 

Uan e Bonolis ai tempi di Bim, Bum, Bam

 

Per anni i tre pupazzi hanno allietato il pomeriggio di milioni di ragazzi, un'intera generazione cresciuta con i cartoni animati di Bim, Bum, Bam. Le mascotte, che erano gli originali di cui non esistono copie, erano conservati in teche di legno, insieme a manichini e burattini in via di catalogazione, nel seminterrato dell'edificio. Erano stati donati da Mediaset alla Scuola.

I ladri sono entrati nella scuola, nella notte fra giovedì e venerdì, e hanno portato via solo i tre pupazzi. E' anche scattato l'allarme, verso l'1.20 di notte, senza che però la vigilanza privata rilevasse nulla di particolare. Le indagini sono condotte dalla polizia. Chissà che presto, viste le modalità del furto, non arrivi una richiesta di riscatto.

Tgcom (http://www.tgcom.mediaset.it/televisione/articoli/articolo279553.shtml)

Inutile dire che siamo stati noi del Fronte per la Liberazione del Bimbo Kinder. Rivendichiamo in questa istanza il rapimento di Uan, Four e del Pupazzo Five. Io e cetra questa notte ci siamo introdotti all'interno dell'edificio e abbiamo condotto i tre nostri beniamini alla libertà, dal momento che i tre erano incatenati da più di 10 anni nella cripta e costretti in condizioni deplorevoli a cucire le cravatte di Maurizio Costanzo.
Non chiediamo nessun riscatto in termini monetari, vogliamo solo che i tre possano testimoniare in tv la loro esperienza e che abbiano di nuovo uno show tutto per loro come un tempo, allietando i pomeriggi di tutti noi bambini. Nel caso in cui le nostre richieste non verranno soddisfatte, minacciamo di mettere a ferro e fuoco Cologno Monzese, liberare sciami di termiti nello studio di C'è Posta Per Te e sgozzare Ambrogio, colui che ci ha condotti sulle tracce dei suoi ex colleghi pupazzi.
HASTA LA BARRETTA

firmato, FLBK

Adrien Vaindoit

Postato da: gnorri a 15:20 | link | commenti (41) |

sabato, 15 ottobre 2005
 

IL VIDEO ESCLUSIVO

 

L'articolo di oggi vi svela i retroscena della nostra ultima operazione di marketing. Di solito ve ne teniamo all'oscuro per poi farvi una sorpresa, ma stavolta ci serve anche il vostro aiuto.Noi di Bambinokinder ci stiamo adoperando per avere ancor più visibilità e poter, così, conquistare i cuori di sempre più ragazze. No, non abbiamo organizzato un attacco terroristico di gavettoni durante l'Angelus, nè abbiamo deciso di eludere la security, introdurci di soppiatto in una puntata di Genius e farci esplodere simbolicamente sotto gli occhi esterrefatti di Mike Bongiorno. La verità è che abbiamo sguinzagliato i nostri uomini al fine di metterci in contatto con calciatori famosi di serie A per convincerli ad esporre la nostra maglietta dopo un gol. I più indicati secondo i nostri esperti, tra cui lo psicologo Paolo Crepet, sarebbero Luca Toni e Cristiano Lucarelli, due dei più prolifici attaccanti in circolazione che non militano in squadre irraggiungibili e che ci paiono anche abbastanza idonei per la causa. Se anche voi, popolo di perdigiorno, foste in grado di aiutarci, sarete i benvenuti nelle nostre camere da letto. Abbiamo provato a contattarli tramite il sito ufficiale delle rispettive squadre e abbiamo chiesto anche alle Iene di farci da intermediari. Non ci resta di aspettare e sperare. Se poi tu che leggi sei Luca Toni, Cristiano Lucarelli o un parente di Luca Toni o Cristiano Lucarelli o un altro attaccante di serie A, non esitare e scrivici alla casella bambinokinder@email.it

Ma passiamo alle cose serie. Sulle note gloriose dell'Inno alla gioia del dolce, dolcissimo Ludovico Van, sono lieto di annunciarvi che è ora scaricabile l'inimmaginabile VIDEO di Gunter Euringer, intervistato dalla tv tedesca proprio qualche giorno fa. Traduzione a cura del fidato Cetra, che pronuncia oirìngher anzichè òiringher, ma nessuno è perfetto (a parte me). Ringraziamo Jessica, la nostra corrispondente tedesca.

 

 

Qui per le interviste originali: http://www.jessman.com/2005/10/13/guenter-euringer-videos-sind-online/

Adrien Vaindoit

Postato da: gnorri a 17:43 | link | commenti (17) |

venerdì, 14 ottobre 2005
 

 

Dopo Nord Sud Ovest Est, le strade di Repetto e Pezzali, come si intuisce dalla copertina dell'album, prendono direzioni diverse. Pezzali manterrà il marchio 883 e lieviterà fino ad assumere le sembianze dell'Omino Michelin. Repetto invece, sotto l'ala protettrice di Claudio Cecchetto, inciderà Zucchero Filato Nero (scoprite da voi a cosa allude la metafora), album che sovrasterà in bellezza qualunque ammasso gelatinoso e maleodorante abortito spontaneamente dal pacioccoso Max. Non sto qui a descrivervi l'album traccia per traccia, ma si tratta di un vero capolavoro, chiaramente al di là della musica.

 

Per questa immagine e per il supporto spirituale ringraziamo l'amico Sguardoverde

 

Elogiato recentemente anche dall'autorevole Blow Up, l'album contiene pezzi come Brandi's Smile (dedicata alla modella per la quale fuggì a Parigi e lasciò gli 883), brani eleganti come Ma Mi Caghi?, perle come la leopardiana Fiori O Formiche o Voglia Di Cosce E Di Sigarette, personalmente il pezzo più disperato che abbia udito con queste ginocchia. In quei versi dalla discutibile precisione metrica Repetto riversa tutta la sua amarezza, i suoi drammi, i suoi fantasmi. Ma il suo grido di aiuto rimarrà inascoltato. L'album è irreperibile, però potrete facilmente, ehm, scaricomprarlo e farvi un'idea di quanto profondo sia l'abisso nell'anima dell'uomo Repetto. 

Riusciremo a reperire Mauro Repetto? Una nostra fonte sostiene che viva e lavori a Parigi, forse ad Eurodisney. Intanto eccovi il video di una sua apparizione a sorpresa a un'esibizione di Pezzali, anni dopo lo scioglimento degli 883.

 

  Mauro Repetto in una foto recente 

 

Novità sconvolgenti sul fronte Gunther Euringer: in occasione delle 100 mila visite al nostro sito abbiamo deciso di farvi un regalo, ovvero un video del nostro beniamino in cui potrete vederlo muoversi nella realtà tridimensionale e sentire la sua viva voce! Da non perdere!
A domani!

Adrien Vaindoit

Postato da: gnorri a 19:32 | link | commenti (12) |

giovedì, 13 ottobre 2005
 

Free Mauro Repetto

 

Noi di Bambinokinder non siamo indifferenti anche ad altre cause che costellano il mondo dello spettacolo. Quella che vogliamo raccontarvi oggi è una storia di amarezza, di discriminazione, di sesso estremo con animali. No, sesso estremo con animali no, ma era per accrescere la vostra attenzione. La storia di oggi è quella di Mauro Repetto. Sì, proprio lui, il biondino degli 883 che saltellava giocondo dietro Max Pezzali durante i concerti. Ingiustamente deriso e sbeffeggiato, almeno metà dei meriti dei primi due album della band spettano a lui. Ma il destino lo relegò sempre a stare nell'ombra del suo collega Max, che anche dopo lo scioglimento ha continuato ad avere successo. Dopo Nord Sud ovest Est (1995), Mauro lasciò gli 883.

 

«Finché scrivevamo canzoni in cantina andava tutto bene. Il problema secondo me iniziò con i concerti dal vivo, durante i quali io cantavo e lui no. Certo, Mauro ballava, ma faticava anche a trovare una sua dimensione sul palco. Credo che alla lunga sia stato questo non sentirsi a proprio agio in scena il vero problema». Questa la testimonianza di Pezzali in un'intervista a TV Sorrisi e Canzoni, settimanale che ci torna sempre utile quando dobbiamo pulire le finestre o per incartare il pesce.

Il suo saltello era simbolo di libertà, dell'idiozia spensierata propria di un bambino, ma tutto questo il grande pubblico non l'ha capito.

«Nel 1994, quando Mauro Repetto, che all'epoca formava con me gli 883, sparì dalla circolazione. Stavamo lavorando in studio e decidemmo di interrompere le registrazioni per il weekend di Pasqua. L'appuntamento fu fissato per il martedì successivo. Mauro mi disse che avrebbe passato un paio di giorni a Parigi per delle sfilate, credo gli piacesse una modella. Ma non si ripresentò».

Dopo l'addio al progetto 883 incise un disco come solista (di cui parleremo in seguito) e poi andò a Los Angeles a coltivare il suo sogno, la regia cinematografica. Oggi si dice sia sposato e che viva e lavori a Parigi, forse ad Eurodisney. Ma noi non ti abbiamo dimenticato, Mauro. Nel nostro piccolo cercheremo di darti la visibilità che ti è stata negata da un pubblico ingrato e disattento.

 

Vogliamo ricordarlo così, scanzonato e cazzeggiatore. Chissà cosa starà facendo a quest'ora, quale sogno starà inseguendo, quali perle ancora ci nasconde...

 

Adrien Vaindoit

Postato da: gnorri a 13:07 | link | commenti (31) |

mercoledì, 12 ottobre 2005
 

I COMBATTENTI (parte 2)


O Gunther o morte


Quest'oggi vi presentiamo le biografie di altri due combattenti dell'armata: cetra, eletto uomo dell'anno 2005 dal Time, e BodyKnight, infaticabile traduttore di testi TeTeschi e amante segreto di Bruno Vespa.



Cetra: romanziere, menestrello e rumorista ufficiale
.


Cetra, inventore della pisciata in piedi, nasce il 9 maggio 1987 in una non ben nota località dell’aspromonte milanese. Sin da piccolo mostra una grande passione per il cinema. Passione, questa, alimentata dal cofanetto dvd dei capolavori di Selen che gli viene regalato nella data del suo secondo compleanno. Il suo lungometraggio preferito rimane, tuttavia, il film sulla gioventù di Berlusconi, "La leggenda del pianista sull'oceano”.
Nel 1990 frequenta l'asilo di Santa Barbara, donde ne esce con una laurea in nascondinologia. Nel 1993, a seguito del crollo finanziario dell’azienda di famiglia (ancora oggi non si spiega il fallimento della loro società che distribuiva fazzoletti di carta imbevuti di gas nervino), i genitori decidono di venderlo ad un commerciante di organi islandese. Fortuna vuole che però il giorno prima dell’affare la famiglia sbanchi alla lotteria: l’oggetto viene così ritirato da e-bay con grande soddisfazione da parte del postino che avrebbe dovuto consegnare il pacco (purtoppo quasi tutto il danaro verrà sperperato negli anni a venire in Cipster e cassette porno).
Due anni dopo entra nell'università di Oxford. Accortosi però di aver sbagliato destinazione (si stava infatti recando al supermarket) ne esce dopo due minuti.
Nel 1997 si infatua della sua vicina di casa, la piccola Rosalinda. Amore però non ricambiato che farà soffrire molto il povero Cetra, il quale, in un momento di abbandono, scriverà il suo primo singolo "Tanto caro mi fu quel culo molle" destinato a diventare suo cavallo di battaglia.
Nel 2000 si iscrive nell'Alcolisti Anonimi e l'anno successivo ne diventa presidente. Ha passato gli ultimi anni in un letto d’ospedale dopo la delicata operazione all’unghia del mignolo sinistro.
Da quattro mesi è finalmente libero


Bodyknight: corrispondente di guerra.


Bodyknight nasce, per errore, nel 1983. Giovane reale ed erede al trono del Liechtenstein, viene cresciuto artisticamente da Claudio Cecchetto. Cresce così in un ambiente malsano e corrotto dalla musica di Max Pezzali. La situazione si aggrava quando l’unica sua possibilità di salvezza viene sgarbatamente allontanata dal perfido Claudio, il cui piano è quello di diventare un sanguinoso tiranno impadronendosi del mondo intero; parliamo proprio di Mauro Repetto, indimenticato e indimenticabile autore di canzoni pop, conosciuto ai più come “quel pirla biondo degli 883 che salta e balla sul palco senza un perché”.
L’allontamento di una figura carismatica come quella di Mauro porta il giovane Bodyknight a prendere le distanze dal malefico Cecchetto, salvandosi così da un futuro dove il messia musicale corrisponde con la figura di DjFrancesco.
Solo e sul viale del tramonto, nel 1991 il nostro trova nuova linfa vitale lavorando all’interno del Gabibbo; di quel periodo dice: “Ogni giorno indossare quell’orrendo costume rosso era un agonia. L’unica cosa che mi faceva andare avanti erano i favori sessuali da parte delle veline: ancora oggi devo ringraziare Fanny Cadeo e Miriana Trevisan, non so come avrei fatto senza di loro.” Nel 1997, abbandonate le scene, si ritira in una dimora alle pendici del Kilimangiaro, dove incontrerà la malvagia Licia Colò che proverà più e vieppiù volte a rubargli la sua foto autografata di Leslie Nielsen.



In quanto al resto vi informiamo che vi stiamo preparando una grande sorpresa.
E se state pensando alle foto osè di un'ancora giovane Paola Perego, beh... è molto di più.
Vi ricordo inoltre, amici cioccolatosi, di visitare L'Emporio dove potrete trovare la collezione autunno/inverno firmata Euringer.
A breve contiamo di regalarvi altri modelli; dobbiamo solo trovare il tempo per districarci dalle "decinaia e decinaia" di fans nude e disinibite che ci vengono a suonare al campanello chiedendoci, avide, la barretta.

Gunther vive!
HASTA LA CAMICIA, SIEMPRE!

il cetra

Postato da: gnorri a 23:06 | link | commenti (10) |

martedì, 11 ottobre 2005
 

THE CORPORATION

Per tutti i Ferrero Rocher! L'altra mattina mi trovavo sotto un albero, quando una confezione di Kinder Cioccolato mi è caduta sulla testa ed ho avuto così un'idea geniale: inviare al famigerato servizio clienti (di cui al punto 1 del nostro Manifesto) i risultati della gloriosa petizione che ha ottenuto all'incirca millemila firme, potendo vantare anche le adesioni dei personaggi più prestigiosi, viventi e non. Ho pensato che una tale mobilitazione popolare avrebbe fatto saltare dalla loro sedia i biechi dirigenti della Ferrero, ancor più dei ventosi peti cui sono avvezzi solitamente.

E invece no! Dopo giorni di attesa cosa ci arriva? ANCORA LA STESSA RISPOSTA DI SEMPRE. Ancora lì a menarla con la maggiore dinamicità, il volto più moderno e le loro ricerche ad hoc! CI PRENDONO PER IL CULO! Mentre tutto il Paese è distratto e tutto intento a badare alla nuova riforma elettorale che sta per essere approvata, sotto i nostri occhi si consuma il peggiore degli scempi e noi tutti siamo impotenti.

L'aiuto dei giornali non è bastato, ma non ci arrendiamo: CONTATTEREMO GUNTER EURINGER IN PERSONA e gli renderemo il giusto omaggio lapidandolo a colpi di Mon Cheri! Che sia proclamato per domani alle 12 in punto un minuto di raccoglimento in sua memoria, e 30 minuti di raccoglimento saponette negli spogliatoi di tutta Italia, così accontentiamo anche Tode.

Anche Radio 2 è con noi: stamattina il nostro blog è stato citato durante la trasmissione Il Cammello di Radio 2. Ringrazierei Dio, se solo esistesse.

A domani per ulteriori novità,

Adrien Vaindoit

Postato da: gnorri a 22:14 | link | commenti (21) |

lunedì, 10 ottobre 2005
 

RASSEGNA STAMPA

Oggi è un grande giorno. La nostra voce è giunta anche a Repubblica: l'articolo posto nella home page di oggi 10 ottobre ha fatto innalzare alle stelle il numero di visite del blog e le nostre erezioni. Tode è svenuto per l'emozione, e io sono corso fuori al balcone a sparare colpi di pistola uccidendo due rondini. Luigi Bolognini uno di noi. Il giornalista ha detto che farà il possibile per portarci anche sulla versione cartacea, anche se La Stampa se ne è già occupata nei giorni scorsi e quindi la notizia è già bruciata. Peccato! Intanto, mentre sul Resto del Carlino non ero nemmeno citato, stavolta mi sono sdoppiato: secondo l'articolo gli autori del blog sarebbero due giovani campani...due Adrien Vaindoit! Ubiquo come Padre Pio! Ora posso anche morire.

 

  Che dire...Lapo Elkann è dovuto andare in overdose per poter stare sopra di noi!

Ma non finisce qui: GUNTER SA DI NOI! Sul suo sito veniamo citati come i capostipiti della protesta in atto in terra italica. "A Gunther ha fatto tanto piacere di essere così tanto amato!". Ma figurati, Gunther, è un atto dovuto! Non molliamo, ti riavremo indietro!

Ribadiamo la nostra ferma intenzione di comparire a Studio Aperto. Non pretendiamo che sia la notizia d'apertura. Però un posto tra il nuovo calendario di Eva Henger e un pezzo strappalacrime sui cani cocainomani potrebbero trovarcelo.

Nel frattempo ci cita anche Sky TG24, mentre buone notizie arrivano dal fronte boybands. La nostra petizione per far tornare insieme i Take That ha avuto i suoi frutti: la band si riunirà per una sera in occasione del decennale dallo scioglimento. Grazie Dio!

Cattive notizie invece per l'Eurochocolate: tode e cetra, squallidi crumiri, non hanno trovato mezzi di trasporto economici per recarsi a Perugia il 15 ottobre e ciò vuol dire che rimarremo tutti con le mani (e non solo) in mano. Rivoluzione fallita!

UDITE UDITE: aperto il Gadget Shop di Bambinokinder! Per ora ci sono solo due magliette disponibili, ma i nostri stilisti stanno lavorando ad altri modelli tutti da puffare! Ci teniamo a farvi sapere che noi non trarremo alcun profitto da tutto ciò (beh, a meno che non ci siano migliaia di vendite). La nostra gioia più grande sarebbe solo quella di poter incontrare qualcuno con quella maglietta addosso...

ps: notare l'alternanza delle parole "Gunther" e "Gunter" nei nostri post: su google siamo primi se si cerca la prima, ma non se si cerca la seconda. Quindi, giù di Gunter!

 

Sentitamente Vostro,

Hannibal Lect...Adrien Vaindoit

Postato da: gnorri a 22:17 | link | commenti (26) |

domenica, 09 ottobre 2005
 

Intervista a Gunter Euringer!

Signore e signore, sono giorni concitati. Le notizie si susseguono una dopo l'altra e facciamo fatica a far fronte a tutti gli aggiornamenti, ma stoicamente ci proviamo. Le interviste si accumulano, i giornali ci richiedono e ormai siamo delle celebrità. Pensate che l'altro giorno un passante mi ha fermato per strada e mi ha chiesto dove fosse la stazione!

Ma veniamo all'argomento di oggi. Come promessovi, molte sorprese si celano su quell'albero della cuccagna che risponde al nome di Gunter Euringer, che, in quest'intervista rilasciata a SZ magazin (http://www.sueddeutsche.de/,tt4m2/kultur/artikel/623/61562/ , la versione originale), rivela tutti ma proprio tutti i retroscena della sua storia. Le ragioni della sua scelta di rimanere anonimo, la difficile vita di un uomo da un così ingombrante segreto, il rapporto con la sua immagine che lo accomuna a Dorian Gray, l'inquietante ruolo delle orecchie e le perplessità di fronte alle recenti scelte di marketing della Ferrero sono i temi dell'articolo, amabilmente tradotto per noi da BodyKnight. Occhio a quando Gunter parla di nientepopodimeno che Thomas Ohrner, nostra vecchia conoscenza! A scanso di equivoci: l'intervista è vera! Leggetela tutta, è davvero interessante!

Il bambino del cioccolato.

[da un'intervista di Dominik Wichmann per SZ Magazine del 29/09/2005]

«Molti pensano che io sia ricco sfondato» -a dirlo è Günter Euringer, il Bambino della Kinder, una delle facce più note nella Repubblica Federale. Dopo 30 anni di anonimato ha deciso per la prima volta di rivelare il suo segreto al grande pubblico.

SZ: Durante trenta e passa anni, ti sei nascosto al pubblico. Perchè solo ora hai deciso di rivelarti?

GE: Perchè finalmente riesco a sentire una certa distanza tra me e il bambino del cioccolato. Ho maturato un distacco che mi rende possibile di parlare della mia vita anche con gli estranei, e che mi ha concesso di scrivere un'autobiografia.

SZ: Ti servivano soldi?

GE: No. Ma quella che mi fai è una domanda tipica.

SZ: Perchè?

GE: In passato, quando confessavo di essere il Bambino della Kinder, mi chiedevano sempre la stessa cosa: quanti soldi avessi preso per la fotografia. Molti davvero credono che io sia ricco sfondato. E dando per scontato che io abbia fatto i milioni, pensano sinceramente che abbia scritto un libro solo per avidità.

SZ: Moltissimi giornalisti hanno provato, per tutti questi anni, a dare un'identità a quello che è probabilmente il più famoso volto di bambino del pianeta. Su Internet esistono numerosi forum che non fanno altro che parlare di questa faccenda. Perchè non hai mai detto nulla? Che so, un "Sì, salve, sono proprio io!"?

GE: Crescendo mi sono abituato alla modestia. Non c'è un perchè più profondo, i miei genitori mi educarono così, e non ho mai pensato che non fosse una cosa giusta. A poche persone ho rivelato la mia identità. I miei amici più cari qualche volta scherzavano con me affibbiandomi dei nomignoli che ricordavano il mio passato da bambino del cioccolato. Non mi sono mai piaciuti, ogni volta facevano rispuntare il sospetto sulla mia carriera da testimonial.

SZ: Ancora oggi circolano sui media delle teorie stravaganti.

GE: Per esempio?

SZ: Sono sfociate nella calunnia, parlano di un passato di droga e alcol.

GE: Sono stupidaggini. I miei amici me ne hanno raccontate tante. Come tutte quelle storie di gente che dichiarava di essere davvero lui stesso il Bambino della Kinder. Guarda caso, proprio di recente, due miei amici mi hanno raccontato di un tizio, che, in un bar di Colonia, aveva loro confidato di essere lui il bambino stampato sulle confezioni di cioccolato, e aveva descritto per filo e per segno quanto fosse ricca e meravigliosa la vita che poteva condurre. Ma ancora più incredibile mi pare il fatto che ci sia gente che deve addirittura difendersi dalla fama che gli altri gli hanno costruito attorno, sostenendo d'aver trovato l'identità di questo benedetto bambino.

SZ: A chi si riferisce?

GE: All'attore e showman Thomas Ohrner. Lui ha sempre smentito, negando più e più volte; ma non gli è servito a niente. Ha dovuto perfino intervenire pubblicamente al Johannes B. Kerner-Show, dove ha dichiarato, con una certa irritazione, che un certo ufficio delle imposte l'ha inquisito per il sospetto di non aver pagato le tasse dovute per i presunti profitti ottenuti con la faccenda del cioccolato... Come risultato Johannes B. Kerner ha fatto un appello in diretta, chiedendo allo sconosciuto Bambino della Kinder di rivelarsi; questo evento mi ha fatto riflettere. «Cerchiamo il bambino del cioccolato, perchè, ora lo sappiamo davvero, non si tratta di Thomas Ohrner» - ha detto Kerner. Proprio in questa circostanza, per la prima volta, m'è venuto da pensare che questo gioco a nascondino con il grande pubblico potesse essere una stupidaggine. Poi, qualche mese dopo, mi sono deciso a sedermi alla scrivania e ho iniziato a scrivere la mia storia.

 Thomas Ohrner

SZ: Com'è iniziata tutta la faccenda?

GE: A Monaco, come una ragazzata. Poi nel sobborgo di Unterhaching. A quel tempo gli amici dei miei genitori dicevano che ero un bel bambino: ciglia lunghe, occhi blu, viso da bambolotto. Certo, era imbarazzante per me sentirmi dire queste cose, avrei voluto prendere le forbici e tagliarmi le ciglia! Non volevo avere un viso da bambolotto, lo odiavo. E' forse anche per questo che in seguito, a quel viso, ho negato la celebrità.

SZ: Come ha fatto una "ragazzata" a trasformarsi in una cosa così grande?

GE: Mia madre lavorava per un'agenzia pubblicitaria. Un giorno le fu chiesto di quel bel bambino che era suo figlio. Alla fine ci ritrovammo tutti e due in un atelier del Münchner Prinzregentenplatz. Qualche mese più tardi mi fu chiesto di ritornare in quello studio fotografico. Mi misi addosso un'improbabile camicia a strisce blue e rosa e partii per la città assieme a mia madre. Qualcuno ci disse che si trattava di un servizio ordinato da un importantissimo cliente chiamato Ferrero. Ovviamente allora non avevo la minima idea di che cosa significasse tutto questo; d'altronde quella faccenda mi irritava, mi costava un sacco di tempo e di pazienza e, mentre sorridevo nella macchina fotografica, mi vennero in mente i più riprovevoli insulti e maledizioni che avrei potuto tirare dietro al fotografo. Ancora ricordo questa storia ogni volta che mi vedo sorridere sulle confezioni di cioccolato.

SZ: E poi?

GE: Poi basta, da quel momento in poi non accadde più nulla. ogni volta che accompagnavo mia madre a fare la spesa andavo a controllare sugli scaffali se era cambiato qualche cosa sulle confezioni di cioccolato. Per mesi, comunque, sulle scatole rimase il volto di un bambino con i capelli neri e una specie di smorfia stampata sulla faccia. Una volta, però, mia zia ci telefonò a casa dicendo che finalmente aveva visto la mia faccia al supermercato. Fu un gran colpo! Con orgoglio andai a riferire ai miei compagni di scuola della mia nuova fama. Ma tutta questa eccitazione non durò a lungo; imparai ad abituarmi a questo ruolo, e a partecipare a conversazioni che finivano inesorabilmente per parare sempre sullo stesso argomento.

SZ: Durante 32 anni di "servizio" la tua foto è cambiata molto, non è vero?

GE: Semplificando il discorso si può dire che esistano due ritratti. La prima versione della confezioni aveva uno sfondo dorato che strideva veramente troppo con la mia camicia rosa e blu. Poi, verso la metà degli anni settanta cambiarono lo sfondo. Non solo, la mia mano destra fu mezza tagliata dall'immagine. La camicia rimase per qualche anno. Comunque, nell'Europa meridionale, la Kinder ha usato fin da subito un'altra mia foto, con i capelli più lunghi e leggermente cotonati ma dall’aspetto più sbarazzino. Poi, negli anni Ottanta mi montarono addosso una camicia a strisce arancioni. Ma a parte questi cambiamenti, tutto è rimasto inalterato, fino ad ora.

SZ: Avevi davvero i denti così bianchi come si vede sulle confezioni?

GE: No di certo. Il mio ritratto è stato ritoccato di anno in anno. Ogni volta che guardavo la mia foto su una confezione di cioccolato mi divertivo a scoprire che cosa avevano cambiato.

SZ: Per esempio?

GE: La palpebra destra non è più abbassata come all'inizio, l’incisivo superiore sinistro è più dritto di come lo avevo, e i soliti denti, che nel tempo sono diventati più bianchi. Mi hanno tagliato i capelli al computer e ricolorato le labbra. Ma comunque, riesco ancora a riconoscermi alla perfezione. Sono solo le orecchie che non mi appartengono.

Le orecchie misteriose

SZ: Le orecchie?

GE: Sì, a quel tempo i capelli erano così lunghi da coprire completamente le orecchie. Ora, invece, sulle raffigurazioni ho i capelli così corti che si riesce a vedere un orecchio sulla destra e uno sulla sinistra. Non possono ovviamente essere i miei quegli orecchi, perché non me li fotografarono mai. Quindi devono essere di qualcun'altro.

SZ: Ci sono mai state tensioni con il cliente?

GE: Con la Ferrero non ci sono stati contatti. Eccetto uno solo nel 1978. Un avvocato della Ferrero si presentò dai miei genitori per richiedere la concessione affinché la compagnia potesse usare la mia faccia anche sulle confezioni del nuovo mercato americano. L'abbiamo concesso senza problemi. Alla fine mi ritrovai con il viso stampato sulle confezioni nei supermercati di Francia, Spagna, Italia, e di più di una dozzina di altri paesi.

SZ: In Svizzera ti hanno sostituito con un altro volto poche settimane fa, dopo più di 30 anni. E' stato uno Shock?

GE: Sì, ma ora devo farci i conti. La Ferrero, probabilmente, ha sempre voluto avere un volto anonimo e senza storia sulle sue confezioni di cioccolato. Devono aver avuto sentore che stavo per rivelarmi al pubblico e mi hanno sostituito con un altro bambino. Peccato.

SZ: Pensi che per davvero possa accadere che un mito universale della cultura popolare possa sparire anche in Germania?

GE: Ancora ci spero che non si possa arrivare fino a questo punto. Comunque sia andata il ragazzo del cioccolato è finito per diventare parte della mia vita. Prima, nell'adolescenza, non avrei mai potuto ammettere che fosse davvero così, vivevo la mia vita oziosamente, nella tranquillità del mio quartiere, suonando la batteria; a quel tempo ero addirittura convinto d'aver vissuto una brutta esperienza nel posare per quella fotografia. Molte volte mi sono trovato a mentire e negare, per la sola ragione di difendere il mio segreto. Attorno a me spettegolavano, certamente; sono quasi stato umiliato dalla mia fama. Il cioccolato finì per diventare estraneo alla mia vita; non ne mangiavo e non ne ho mai ricavato nulla.

SZ: Quand'è cambiato questo atteggiamento?

GE: Da non molto tempo. Due anni fa, poco dopo il mio quarantesimo compleanno. Ero in Italia per lavoro. Per caso, in un supermercato, notai che la mia faccia era sparita dalle confezioni italiane di cioccolato e, al suo posto, stavano un bambino ed una bambina che ridevano. Ero confuso. Solo quando capii che quel cambiamento era temporaneo e riguardava una campagna limitata a quattro sole settimane estive, mi calmai. Allora per la prima volta, divenni cosciente di come quell'immagine sulle confezioni di cioccolato era diventata parte di me. Per qualche tempo mi sentii come se qualcuno avesse cancellato per sempre parte del mio passato.

SZ: Sembra proprio che ora questa sensazione sia destinata a ritornare.

GE: Lo so. Ma ho avuto mesi per prepararmi mentalmente al suo arrivo. Se davvero quel volto deve sparire dalle confezioni dopo più di trent'anni, voglio dirgli addio con serenità. E in questo che mi sto impegnando.

SZ: Un'ultima domanda. E i soldi?

GE: Sì; certamente. Quanto pensi che abbia preso?

SZ: Quello che è il prezzo di mercato. Molto, credo; perfino io sono pagato in base al numero di copie vendute. Giusto?

GE: Giustissimo.

SZ: Allora, quanto ti hanno pagato?

GE: Ho preso 300 Marchi. 300 Marchi per tutto quanto il pianeta.

Capite? Solo 300 marchi! "Che sfigato!", direte voi. "Sì sì! Proprio uno sfigato!", confermiamo noi.

KEEP ON FIGHTIN'

 

Postato da: gnorri a 19:59 | link | commenti (22) |